Un distillato dalle mille sfaccettature, che cresce nel gradimento e nella curiosità delle persone e che non è più legato esclusivamente a un ristretto pubblico di conoscitori. Stiamo parlando del whisky e del rinnovato interesse che circonda questo spirito, che sta attraendo appassionati tra le nuove generazioni e produttori in tutta Europa. Abbiamo affrontato l'argomento con Laura Colistra, giovane bartender e socia di Love Craft, whisky bar di Firenze che porta avanti con successo la cultura di questo distillato sfaccettato e ricco di storia. Grazie alla sua esperienza abbiamo delineato un quadro del momento del whisky nel nostro Paese.
Inevitabile cominciare da ciò che muove tutto, dalla passione. Com'è nato l'amore di Laura Colistra per il whisky? "Mi piacque subito al primo assaggio. Il sapore completo che cambiava nel bicchiere, che aveva sfumature diverse a ogni sorso. Da quel momento ho cercato di assaggiarne sempre di diversi, anche per scoprirne le origini e la storia, che spesso è legata a vicende familiari". Una passione che arriva al consumatore e che è in grado quindi di decretare il successo di un prodotto e di un locale. "Per far capire cos'è il whisky e quanto può offrire, per noi è stato vincente essere al servizio dei clienti, senza mettersi lì con la prosopopea dell'io ne so più di te. Il nostro lavoro funziona se di fronte abbiamo persone disposte ad ascoltarci, siamo noi a doverci mettere in discussione e cercare di andare incontro alle richieste del cliente. E poi fare tutto con passione! Adoro quando le persone si accorgono che amo realmente quello che sto facendo", sottolinea la bartender.
Negli ultimi anni la considerazione del whisky è cambiata molto nel nostro Paese, secondo quanto spiega Laura Colistra: "Prima si trovava nei bar sotto forma delle solite bottiglie più comuni, ora in tutta Italia anche locali che non hanno come obiettivo la vendita di whisky sono decisamente più forniti. E di conseguenza anche la miscelazione con questo distillato ha fatto uno scatto in più". Merito anche di una nuova generazione di appassionati e di produttori. "Le nuove generazioni - spiega la bartender - sono curiose, si affacciano al mondo whisky chiedendo informazioni sulle singole bottiglie e le storie, oltre ai diversi flavour che può avere il distillato. Qualcosa che apprezzano molto anche le donne. E poi si vedono anche molti più imbottigliamenti indipendenti, non solo da parte di grandi aziende ma anche da realtà più piccole. C'è grande fermento, insomma".
Una crescita che, se nei numeri non può essere paragonata al successo riscontrato dal gin, è comunque di livello importante. Come dimostrano anche le nuove produzioni in arrivo. "Possiamo parlare anche di un boom del whisky - sottolinea Laura Colistra - è cresciuto in maniera esponenziale soprattutto negli ultimi 4/5 anni. Infatti ci sono persino delle distillerie italiane. Ora sono un paio, ma nei prossimi anni ne vedremo uscire di nuove e non poche. Siamo nell'ordine di una decina di nuove distillerie. Ormai il whisky lo producono tutti: dai francesi ai primi imbottigliamenti degli spagnoli".
E questo successo è dovuto anche alle caratteristiche del prodotto. Un distillato ricco di sfaccettature e di possibilità: "Il whisky è un prodotto che aiuta moltissimo il settore, nel senso che è molto facile differenziare le varie categorie e avere sempre imbottigliamenti nuovi con intensità e flavour molto diversi tra loro. È davvero bello seguire questo nuovo percorso, come le aziende creano prodotti diversi e come evolvono i gusti del pubblico".
Un'offerta sempre più varia perchè sempre più varie sono le possibilità esplorate in fase di creazione del distillato. "Ora non si utilizzano solo le classiche botti di ex bourbon o di sherry- aggiunge Laura Colistra - Si trovano anche imbottigliamenti con ex botti di rum e tantissime altre, dal Sauternes a vini francesi di tipologie diverse. È un mondo molto variegato e si ritrova in bottiglie di grande personalità. C'è attenzione a tutto: dalla produzione per creare un distillato unico fino alla bottiglia di vetro selezionata e al packaging esterno fresco e giovanile. E per la mia esperienza devo dire che tutti quanti trovano una tipologia di whisky che incontra i loro gusti. E questa è una cosa meravigliosa, che magari non succede con altri distillati".
Il consumatore è disposto quindi a farsi guidare in fase di scelta? La bartender toscana parte da un concetto importante, ovvero "il whisky buono è quello che ti piace", ma precisa come ci sia pubblico e pubblico: "Bisogna fare una distinzione tra chi beve già whisky e chi invece è curioso e vuole farsi guidare. Perchè chi beve già da 20 anni whisky normalmente ha i suoi interessi ben delineati. L'importante però è guardare sempre il pubblico che hai di fronte: noi abbiamo una clientela molto varia che va dal 20enne al 60enne. Certo, è più facile incuriosire i più giovani, ma riusciamo anche a far breccia nei più grandi che normalmente si fidano di più di ciò che ormai conoscono da tempo".
L'attenzione nei confronti della clientela e la conoscenza delle sue caratteristiche sono dunque alla base del lavoro fatto in fase di scelta e allestimento della bottigliera. Laura Colistra racconta che l'offerta del Love Craft è stata costruita proprio in base alle esigenze dei clienti: "All'inizio avevamo un centinaio di bottiglie, man mano abbiamo arricchito la bottigliera arrivando anche a 300, seguendo quello che chiedevano i clienti e quindi anche referenze più particolari. Lo spunto è sempre il desiderio del cliente e la sua voglia di assaggiare cose che non trova in altri posti".
Le tante sfaccettature del distillato lo rendono particolarmente adatto anche all'utilizzo in mixology. "Per quanto riguarda i drink - spiega la bartender - i grandi classici sono sempre i più richiesti. E io ne sono felice perchè amo Old Fashioned, Manhattan, Whisky Sour". Ma c'è tanto spazio per la creatività: "Al Love Craft - aggiunge - abbiamo anche la nostra drink list che ovviamente prevede twist sui grandi classici e che i clienti adorano. Devo dire che siamo stati bravi a creare un ambiente di fiducia che stimola a provare le variazioni anche gli amanti della tradizione".
Ma come si coniuga un distillato simile con la tendenza a bere sempre più low-alcol? "Il trend di una bevuta piacevole e leggera noi l'abbiamo portato avanti dal giorno zero del Love Craft, quando ancora non sapevamo bene con che pubblico avremmo avuto a che fare. Sapevamo però che l'italiano aveva resistenze nei confronti dei drink con il whisky, mentre gli stranieri no. Nella nostra drink list si trovano cocktail che hanno gradazioni più basse dello Spritz, ma non abbiamo inventato nulla, nel senso che il bere low-alcol fa già parte di questo mondo. E infatti il classico whisky & soda è sempre esistito, perchè semplifica la bevuta. Abbiamo creato drink originali, ma senza andare a coprire il gusto del distillato, che in miscelazione funziona benissimo".
La bartender toscana suggerisce quindi come primo approccio il classico "sour", perchè il whisky sta molto bene con limone e zucchero, ma consiglia anche l'accostamento con sode leggermente aromatizzate.
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